Intervista di Morena Citriniti e Giulia Da Re al nostro eccellente tecnico microscopista Patrizia Sabatelli dell’Istituto di Genetica Molecolare del CNR di Bologna

Patrizia, è da tanti anni che ti conosciamo noi veterani del gruppo del Collagene sesto. Ti abbiamo sempre visto all’opera durante le occasioni direi per noi “più cruciali” delle biopsie, indispensabili anche per capire l’esito dei trial clinici/sperimentazioni fatte finora…

Hai visto crescere il gruppo dei pazienti e delle famiglie fino a diventare una associazione vera e propria e sei sempre partecipe con il suo sorriso e energia positiva. È ora di conoscerti più a fondo.

Raccontaci, in primis, il tuo percorso accademico formativo. 

La mia formazione parte all’Università degli studi di Siena, stiamo parlando dell’inizio degli anni ’80, dove ho frequentato un corso per Tecnici di Istituti Medico Biologici, e mi sono innamorata perdutamente del microscopio elettronico a trasmissione, che a quei tempi era lo strumento più sofisticato per lo studio delle malattie neuromuscolari. Sono stata subito arruolata come tecnico nel Laboratorio di Neuropatologia dell’Istituto di Scienze Neurologiche di Siena, ed ho avuto la possibilità di frequentare per qualche anno l’Institut de Myologie di Parigi, diretto allora dal professor Michel Fardeau, specializzato nella diagnostica delle distrofie muscolari, e l’Istituto di Scienze Neurologiche dell’Università di Verona, diretta all’epoca dal professor Nicolò Rizzuto, dove ho appreso le tecniche diagnostiche e le basi per l’interpretazione delle alterazioni. Da Siena mi sono spostata a Bologna all’Istituto di Genetica Molecolare del CNR (IGM-CNR), presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli, dove lavoro da 35 anni. Lì ho avuto l’ennesimo colpo di fortuna, ho incrociato il Dr Luciano Merlini, con il quale ho cominciato subito a collaborare sulle malattie neuromuscolari. 

Come sei arrivata allo studio del Collagene VI? E Cosa ti spinge a voler rimanere in questo ambito?

Come sono arrivata? Una serie di fortunate coincidenze: alla fine degli anni ’90 il dottor Luciano Merlini aveva descritto alcune famiglie affette da miopatia di Bethlem nelle quali avevano identificato il collagene VI come possibile proteina responsabile, e contemporaneamente, ad un convegno Telethon, ho conosciuto il prof. Paolo Bonaldo dell’Università di Padova, che aveva appena scoperto che il suo modello murino (che non esprime la catena alfa 1 del collagene VI) era inaspettatamente miopatico. Ho avuto così l’opportunità di studiare i tessuti del topo knock out (cioè topo affetto da collagenopatia), e le biopsie muscolari dei pazienti, e mi sono resa conto che c’erano delle alterazioni comuni a livello mitocondriale. Da qui la storia che penso conosciate già. Perchè mi ostino sull’argomento? C’è ancora tanto da scoprire, è una proteina complessa con aspetti funzionali diversi, peraltro tessuto-specifici.

Di cosa ti stai occupando attualmente al Laboratorio del CNR? 

Al momento sono coinvolta in alcuni progetti di ricerca in collaborazione con il prof. Paolo Bonaldo dell’Università di Padova e con il prof. Cesare Faldini, chirurgo ortopedico, responsabile della Clinica I dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. Il filone principale è quello dello studio delle alterazioni del tendine e della fascia muscolare associate a deficit di collagene VI. Per circa 15 anni la nostra attenzione è stata focalizzata sul muscolo scheletrico, che sicuramente è il tessuto più colpito in questo tipo di patologia. 

Tuttavia, la funzione muscolare dipende anche dal corretto funzionamento di strutture connettivali associate, come il tendine e la fascia muscolare, dove peraltro il collagene VI è altamente espresso. I pazienti affetti da miopatie da collagene VI presentano anche contratture, che peggiorano la capacità motoria. Noi pensiamo che l’approfondimento del ruolo del collagene VI nel tendine e nella fascia possa fornire ulteriori importanti informazioni sui meccanismi, e magari nuovi spunti per interventi correttivi. In particolare, in collaborazione con la Dr.ssa Vittoria Cenni dell’IGM-CNR, stiamo studiando il ruolo del collagene VI durante la stimolazione meccanica, con attenzione ad un sensore specializzato della cellula, il ciglio primario.

In parallelo, in collaborazione con la Clinica Dermatologica dell’Università di Bologna, sto portando avanti uno studio sul cuoio capelluto, per approfondire le cause dell’alopecia areata associata alle malattie da collagene VI. Qui la strada è sicuramente complicata, anche perché non esiste letteratura in merito. Stiamo aprendo una breccia, che potrebbe riservarci delle sorprese.

Qual è il lavoro portato a termine o obiettivo raggiunto fino ad oggi di cui ti senti più fiera/contenta/soddisfatta? 

Grazie alla lungimiranza del dottor Merlini, ho capito che trattandosi di malattie rare, anche se faticoso e costoso, perché richiede tanto lavoro e finanziamenti, “non bisognava perdersi niente”. Nessuna informazione, nessuna biopsia dei pazienti è andata persa in questi 30 anni di attività, e questo ci ha consentito man mano che la ricerca andava avanti con le scoperte sui modelli animali, di validare i possibili meccanismi e trattamenti sulle cellule umane. 

Senza questo lavoro non sarebbe stato possibile fare trial clinici o parlare di terapia. Ovviamente il supporto maggiore è stato quello dei pazienti, che hanno creduto e capito che il flusso della ricerca va sostenuto, ed in qualche modo anticipato. Lo sviluppo di una terapia ha degli step obbligati, e gli archivi di materiale biologico sono una risorsa preziosissima.

Hai avuto degli ostacoli da superare e che hai superato in questo lavoro di cui sei particolarmente soddisfatta? Quali?

Ogni volta che si inizia qualcosa di nuovo ci sono delle sfide, sicuramente quella più impegnativa, poiché non ammetteva errori, è stata quella dei trial clinici, in particolare quello con Ciclosporina A.

Sei disponibile a collaborazioni con altre equipe e/o università (sia italiane che non)? Con quali ti piacerebbe collaborare?

Sempre stata aperta a collaborazioni, in genere preferisco valutare a seconda della proposta e del momento.

Quanto tempo pensi di dedicare al tuo attuale lavoro e sai già quali obiettivi hai per il futuro?

Direi di essere sempre stata full time. Quali obiettivi? attendere agli impegni presi oggi.

C’è qualcosa in particolare che vorresti dire sulle patologie da deficit del collagene 6 o in generale ai pazienti con deficit di col6 e/o alle loro famiglie, compresi coloro che si sono aggiunti da poco all’associazione o che non ti conoscono?

Il mio è un punto di vista scientifico, non credo purtroppo di poter dare messaggi utili alle famiglie, se non tutta la mia comprensione ed impegno.

C’è qualcosa in particolare che vorresti invece dire ai nostri lettori e sostenitori e sponsor che non sanno nulla del tema delle patologie neuromuscolari?

Rispetto ad altre patologie muscolari, in cui il difetto è a carico di proteine della cellula muscolare (es. la distrofina nel DMD), il collagene VI è una proteina della matrice extracellulare, detto in altre parole, dell’ambiente in cui vivono le cellule. La presenza di col6 mutato o la sua assenza crea un “ambiente ostile”, in cui probabilmente le cellule hanno problemi di comunicazione, non ricevono gli stimoli correttamente, e si adattano magari in maniera scorretta. 

Al momento non si sa ancora completamente come questo “ambiente ostile” impatta sulla funzione cellulare, e qualsiasi iniziativa per delucidare il ruolo del col6 andrebbe incoraggiato. Per questo necessita che studi di base siano finanziati, c’è ancora della strada da fare. La difficoltà è capire come ripristinare un ambiente favorevole, o come ripristinare le funzioni cellulari stesse. La ricerca sta lavorando in questo senso.

In quanto tecnico microscopista della nostra commissione medico scientifica (non so se lo sapevi ma accettando questa intervista hai dato il consenso alla tua nomina nella CMS dell’associazione col6) Vuole dire qualcosa in merito? Suggerimenti ecc.

Sì, accetto la nomina con piacere.

Verrai al prossimo raduno, vero? 

Farò di tutto per esserci. Un abbraccio ad entrambe.

Grazie, sei un tesoro. 

Patrizia Sabatelli, patrizia.sabatelli@ior.it.